Gli hacker sono davvero cattivi?
 
29/04/2006 - 11:11

Come ormai sapete, in questo spazio informazione Wowarea intende far luce su alcuni fatti ed avvenimenti che dovrebbero essere di dominio pubblico, ma che in realta' non lo sono affatto. Si tratta di informazioni che nella migliore delle ipotesi non vengono assolutamente divulgate dai comuni mezzi di informazione (giornali, televisioni etc..) o, nella peggiore delle ipotesi, vengono addirittura 'pilotate' in modo da fornire un quadro totalmente distorto e fuorviante della realta'. Sono informazioni che hanno dei punti di contatto con la rete, direttamente od indirettamente. In questo articolo parleremo dei famigerati hacker. La domanda che ci poniamo e' la seguente: ma gli hacker sono davvero cosi' cattivi come vogliono farci credere? La risposta - la anticipiamo subito - e' un bel no secco. Anzi, vedremo come i fatti dimostrino esattamente il contrario!

Etimologia della parola hacker

Cominciamo ad esaminare l'etimologia della parola hacker. In inglese 'to hack' significa tagliuzzare, fare a pezzi, quindi un hacker sembrerebbe qualcuno che fa a pezzi qualcosa. Ma analizziamo piu' a fondo, leggendo quanto e' scritto nel famoso 'hacker jargon file', un gigantesco file di testo (attualmente piu' di 2 Mbyte) di pubblico dominio, consultabile da chiunque e mantenuto da volontari sparsi qua e la' nella rete. Consideriamo l'ultima versione attualmente disponibile, ossia la 4.2.2 del 20 Agosto 2000. Qui troviamo ben 8 significati della parola hacker. Vediamone alcuni: 1. Una persona che si diletta ad esplorare nel dettaglio i sistemi programmabili e ad estenderne le loro capacita', l' esatto contrario della maggior parte degli utenti che preferiscono imparare solamente lo stretto necessario. 2. Chi programma con entusiasmo (anche ossessivamente) o che si diletta a programmare piuttosto che semplicemente teorizzare sulla programmazione. 4. Una persona che e' capace di programmare velocemente. 6. Un esperto in una materia qualsiasi (ad esempio si puo' parlare di hacker nel campo dell' astronomia). Niente di lontanamente simile al significato che viene dato normalmente a questo termine. Anzi, un significato che viene deprecato e' proprio quello di colui che cerca di ottenere delle informazioni scardinando password, reti e sistemi. Infatti il termine piu' corretto per questo tipo di individui e' cracker. Come si puo' vedere il termine hacker non e' necessariamente legato al mondo dell'informatica o dei computer. Infatti una persona particolarmente abile ed esperta in una data materia puo' essere definita hacker. L' essere hacker infatti e' piu' una filosofia, una cultura, un modo di pensare e di vivere. Un vero hacker non si definisce mai tale, ma di solito e' definito cosi' dagli altri. Chi si autodefinisce hacker viene considerato un 'wannabee', ossia un falso hacker, una persona che vorrebbe essere tale. Oppure un lamer, un cracker od un phreaker. Un lamer e' una persona che pur non essendo affatto esperta in un dato settore, riesce a raggiungere degli obiettivi usando il lavoro fatto dai veri hacker, senza sapere minimamente quello che sta facendo (rischiando quindi di fare danni inconsapevolmente). Un cracker e' una persona che agisce in modo criminale penetrando nei sistemi informatici e rubando password. Un phreaker e' un cracker che scardina i sistemi telefonici, per esempio per fare delle telefonate senza pagare. Queste ultime categorie sono fortemente odiate dai veri hacker. Ma finora abbiamo visto solo delle definizioni. E' ora di considerare un po' di storia.

Un po' di storia

La storia degli hacker comincia con...dei modellini di treni! Verso la fine degli anni '50 infatti, un gruppo di studenti del famoso MIT (Massachusetts Institute of Technology) fondo' il TMRC (Teach Model Railroad Club) un club dove venivano costruiti modellini di treni. Ma non solo, si progettava una rete in miniatura perfettamente funzionante. Man mano che il sistema andava avanti, diventava sempre piu' complesso: occorreva trovare i pezzi, far funzionare apparecchiature completamente diverse tra loro, controllare l'intera rete etc. E' nel MIT che venne utilizzato per la prima volta il termine hacker (termine che molto piu' tardi venne utilizzato erroneamente dai media anche grazie al contributo dato da film come 'hackers' o 'wargames'). Questi studenti, che formavano il nucleo del Laboratorio di Intelligenza Artificiale del MIT, erano quindi degli hacker. Il loro motto era 'Information wants to be free' ossia le informazioni devono essere libere...Possiamo percio' datare l' inizio della cultura hacker intorno al 1961, quando al MIT acquistarono il primo sistema PDP-1 della Digital Equipment Corporation. Il gruppo del TMRC adotto' questa macchina come una sorta di istruttivo giocattolo, inventando strumenti di programmazione, slang e sviluppando tutta una cultura che ancora oggi sopravvive (questo periodo e' descritto nella prima parte del libro 'Hackers' di Steven Levy). Successivamente, intorno al 1969 un hacker chiamato Ken Thompson invento' il sistema operativo Unix e qualche tempo piu' tardi un altro hacker, Dennis Ritchie, progetto' ed implemento' il linguaggio di programmazione C su un sistema operativo Unix ed un calcolatore DEC PDP-11 (in quegli anni venne alla luce ARPANET, ossia la prima rete di computer che divento' poi l'Internet che conosciamo oggi). Nel 1982 un gruppo di hacker dell' universita' Berkeley fondo' la SUN Microsystems (la societa' che poi sviluppo' il linguaggio Java). Piu' tardi un altro famoso hacker, Richard M. Stallman creo' EMACS (vedi nota1) e nel 1985 fondo' la FSF (Free Software Foundation), una organizzazione creata per diffondere il software libero. Uno degli obiettivi di Stallman era quello di creare un compilatore C libero (e lo fece, creando il GCC). Nel 1991 un hacker dell' universita' di Helsinki, Linus Torvalds, inizio' a sviluppare un kernel Unix libero, utilizzabile su sistemi 386 (una delle prime CPU usate nei Personal Computer), usando gli strumenti di sviluppo forniti dalla FSF. Questo nuovo Unix prese il nome di Linux. Concludendo, se non fossero esistiti gli hacker, molte delle cose che usiamo oggi consapevolmente od inconsapevolmente non esisterebbero nemmeno. Non esisterebbero le reti di computer, Unix, Linux, non esisterebbe Internet. Stando cosi' le cose, possiamo considerare gli hacker dei vandali e dei criminali che distruggono i sistemi altrui, oppure delle persone che hanno contribuito notevolmente allo sviluppo di tali sistemi?

Alcuni indirizzi utili

www.stallman.org (Home page di Richard Stallman, l'inventore di Emacs, del compilatore GCC e fondatore della FSF)
www.gnu.org (Home page del progetto GNU)
http://www.cs.bell-labs.com/who/dmr/index.html (Home page di Dennis Ritchie, l'inventore del linguaggio C)
http://www.pluto.linux.it/journal/pj9807/linus.html (Intervista a Linus Torvalds, l'inventore del S.O. Linux)
http://cm.bell-labs.com/who/ken/index.html (Ken Thompson, l'inventore di Unix)
http://www.stevenlevy.com/ (Steven Levy, l'autore di 'Hackers')
http://www.eff.org/papers/hacker_crackdown/crack.html (The hacker crackdown, Bruce Sterling)
http://www.w3.org/People/Berners-Lee/ (Tim Berners Lee, l'inventore del WEB ;)
http://web.mit.edu/ (Il celebre MIT)


(1) Nota per i programmatori amanti del VI: EMACS e' un editor funzionante su Unix, scritto da Stallman - che tra l'altro sviluppo' il compilatore GCC - per poter scrivere programmi senza dover usare VI o ED, non avendo alcun interesse nell' imparare ad usare tali programmi ;-)

P.S.: sono 'rientrato in possesso' di questo mio vecchio articolo davvero facilmente e ho risparmiato un sacco di tempo evitando di doverlo ricercare nei miei vari backup sparsi qua e la' grazie al servizio di cache delle pagine di Google...grazie Google!

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